La Reale Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Natività di Maria Vergine è uno dei sodalizi più
antichi dell’Arcidiocesi sorrentino-stabiese. Fu infatti fondata nel 1424, come emerge dagli atti conservati dagli eredi del Dott. Nicola De Maio, pubblico e regio Notaio in Sorrento.
Il sodalizio, che ha sede nella bella Congrega settecentesca, sita alle spalle della chiesa parrocchiale dei Santi Prisco ed Agnello, fu fondato per il culto divino, per cantare le lodi del Signore, della Beata Vergine Maria e dei Santi, nonché per esercitare opere di pietà e misericordia tra le quali, un tempo, anche quella di dare cristiana sepoltura ai confratelli, cosa che avveniva presso la Terra Santa della Congrega, benedetta nel 1777 dall’Arcivescovo di Sorrento, Mons. Silvestro Pepe.
Agli inizi del Novecento presso questo pio sodalizio veniva, poi, istituita un’associazione di fanciulli, detta dei Paggi del Santissimo Sacramento, allo scopo di riunire i bambini dalla nascita al quindicesimo anno di età all’ombra di Gesù Eucarestia, per conservarne l’innocenza e conseguire la pace delle famiglie. Sin d’allora i Paggetti accompagnano con il loro caratteristico abito scarlatto Gesù Eucarestia nel corso dell’annuale processione del Corpus Domini.
Tra le attività dell’Arciconfraternita riveste senz’altro importanza preminente l’organizzazione della processione dell’Addolorata, che si dispiega lungo le strade di Sant’Agnello nelle prime ore del Venerdì Santo per far rientro in Congrega alle prime luci dell’alba.
Alla processione partecipano i confratelli, le consorelle e tutti i fedeli che lo desiderano di ambo i sessi, indossando saio e cappuccio di colore bianco, mantellina e cordone azzurri. Il corteo, che effettua la visita agli altari adorni di fiori, ove dopo la messa in Coena Domini è riposto il Santissimo Sacramento, si è arricchito nei secoli dei simboli della passione di Cristo, qui in Penisola Sorrentina detti martirii, intervallati da croci di diverse dimensioni, lampioni e fiaccole.
Secondo la pietà popolare questa processione rappresenta il peregrinare della Vergine Maria alla ricerca del Divin Figlio nelle ore angosciose dell’arresto e del processo. Conformemente a tale sentimento popolare nel 1978 in apertura del corteo è stato posto un folto coro femminile che canta l’inno “Già condannato il figlio” del chierico molisano Giuseppe Maria De Carlo, portato qui a Sant’Agnello dai Padri Passionisti in una delle loro missioni di predicazione della prima metà del ‘900. Piace qui richiamare i primi versi dell’inno che recitano testualmente: “Già condannato il Figlio, alle ribalde squadre chiede l’afflitta Madre il Figlio mio, il figlio mio dov’è”.
Chiude la processione, precedendo la venerata statua dell’Addolorata, il coro maschile a 4 voci pari che esegue a cappella, con l’ausilio di una voce intonante, il canto del Miserere. Il salmo 50 eseguito nelle tre processioni della Settimana Santa a Sant’Agnello appartiene alla tradizione della Penisola Sorrentina; probabilmente composto, o forse solo armonizzato, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 da Mons. Fancesco Saverio Fiorentino, Canonico Cantore del Capitolo Cattedrale di Sorrento, si diffuse nelle varie realtà confraternali della Penisola, acquisendo in ciascuna di esse caratteristiche peculiarità distintive. La versione santanellese, senz’altro tra le più apprezzate, si caratterizza per essere molto melodica, cantata, niente affatto recitata o cadenzata, una nenia struggente capace di far vibrare le corde dell’anima di chi l’ascolta.
Cuore della processione è senz’altro la bellissima statua dell’Addolorata. L’immagine della Vergine, che viene portata in processione a Sant’Agnello nelle prime ore del Venerdì Santo, presenta una peculiarità che la rende unica nel suo genere, quanto meno in terra sorrentina. L’Addolorata reca nella mano destra i tre chiodi della crocifissione e nel fissare gli strumenti del martirio dell’amato figlio il suo dolce sguardo sembra perdersi negli abissi del dolore, pur con una serenità che lascia trasparire un totale e fiducioso affidamento alla volontà divina.
Non si hanno notizie certe sul simulacro, tuttavia in un’istanza rivolta al Questore di Sorrento nell’anno 1890 dall’allora Priore del Sodalizio, veniva affermato che la Compagnia dell’Arciconfraternita del SS.mo Sacramento era solita uscire in processione “… recando l’immagine della Vergine Addolorata…”. Pertanto la presenza della statua nella processione del Venerdì Santo risale senza dubbio ad epoca antecedente al 1890.
Quanto alle sue origini, testimonianze orali raccolte dal Com.te Bruno Balsamo delle quali non si ha ragione di dubitare, narrano che la statua della Madonna Addolorata sarebbe giunta nel nostre paese grazie a due coniugi trapanesi dei quali non si conosce il nome, inizialmente immigrati a Torre del Greco e di seguito a Sant’Agnello in Via Iommella Grande. I due coniugi nel loro trasferimento da Trapani o forse da Sciacca – probabilmente in conseguenza degli intensi collegamenti che vi furono tra la cittadina Campana ed i porti siculi per la raccolta del corallo – assieme agli altri loro beni portarono con sé anche la statua dell’Addolorata, che furono soliti concedere alle confraternite santanellesi per le funzioni della Settimana Santa, in ossequio ad un’antica devozione tuttora esistente nell’Italia meridionale. Alla loro morte, la statua passò alla famiglia del Comm. Aniello Balsamo, la quale continuò nella tradizione per diversi anni ancora, per poi lasciare definitivamente il simulacro all’Arcionfraternita del Santissimo Sacramento.
(a cura di Giuseppe Castellano)