La Reale Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Natività di Maria Vergine è uno dei sodalizi più antichi dell’Arcidiocesi sorrentino-stabiese. Fu fondata infatti nel 1424, come emerge dagli atti conservati dagli eredi del regio Notaio Nicola De Maio di Sorrento.
SEDE E SCOPI
Il sodalizio, che ha sede nella bella Congrega settecentesca, sita alle spalle della chiesa parrocchiale dei Santi Prisco ed Agnello, fu fondato per il culto divino, per cantare le lodi del Signore, della Vergine e dei Santi, per il suffragio delle anime dei fedeli defunti, nonché per esercitare opere di pietà e misericordia tra le quali, un tempo, anche quella di dare cristiana sepoltura ai confratelli, cosa che avveniva presso la Terra Santa della Congrega, benedetta nel 1777 dall’Arcivescovo di Sorrento, Mons. Silvestro Pepe.
PAGGETTI
Agli inizi del Novecento veniva, poi, istituita presso questo pio sodalizio un’associazione di fanciulli, detta dei Paggi del Santissimo Sacramento, allo scopo di riunire i bambini dalla nascita al quindicesimo anno di età all’ombra di Gesù Eucarestia, per curarne l’educazione morale e spirituale a sostegno della pace nelle famiglie. Sino all’anno 2019 i Paggetti del SS.mo Sacramento hanno accompagnato con il loro caratteristico abito scarlatto Gesù Eucarestia nel corso dell’annuale processione del Corpus Domini.
PROCESSIONE
Tra le attività dell’Arciconfraternita riveste senz’altro importanza preminente l’organizzazione della processione dell’Addolorata, che si snoda lungo le strade di Sant’Agnello nelle prime ore del Venerdì Santo per far rientro in Congrega alle prime luci dell’alba.
PARTECIPANTI – VESTE – SEPOLCRI – MARTIRI ETC.
Alla processione partecipano i confratelli, le consorelle e tutti i fedeli che lo desiderano di ambo i sessi, indossando saio e cappuccio di colore bianco, mantellina e cordone azzurri. Il corteo, che fa visita agli altari della reposizione, si è arricchito nei secoli dei simboli della passione di Cristo, i cosiddetti martirii, intervallati da croci di diverse dimensioni, lampioni e fiaccole.
PIETÀ POPOLARE E FIGLIO MIO
Secondo la pietà popolare questa processione rappresenterebbe il PEREGRINARE DELLA VERGINE ALLA RICERCA DEL DIVIN FIGLIO nelle ore angosciose dell’arresto e del processo. Assecondando tale sentimento popolare nel 1978 in apertura del corteo è stato posto un folto coro femminile che canta l’inno “Già condannato il figlio” del chierico molisano Giuseppe Maria De Carlo, portato qui a Sant’Agnello dai Padri Passionisti durante le loro missioni di predicazione della prima metà del ‘900. Piace qui richiamare i primi versi dell’inno che recitano testualmente: “Già condannato il Figlio, alle ribalde squadre chiede l’afflitta Madre il Figlio mio, il figlio mio dov’è”.
MISERERE
Chiude la processione, precedendo la venerata statua dell’Addolorata, un coro maschile a 4 voci pari che esegue a cappella, con l’ausilio di una voce intonante, il canto del Miserere. Il salmo 50, cantato nelle tre processioni della Settimana Santa a Sant’Agnello, appartiene alla tradizione della Penisola Sorrentina, probabilmente composto o quanto meno armonizzato nella seconda metà dell’800 da Mons. Fancesco Saverio Fiorentino, Canonico Cantore del Capitolo Cattedrale di Sorrento, si diffuse nelle varie realtà confraternali del territorio, acquisendo in ciascuna di esse peculiari caratteristiche distintive. La versione santanellese, senz’altro tra le più apprezzate, si caratterizza per un ritmo libero, che segue il testo piuttosto che un rigido tempo musicale, nonché per una melodia arricchita da vocalizzi e fioriture, una nenia struggente capace di far vibrare le corde dell’anima di chi l’ascolta.
ADDOLORATA
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CARATTERISTICA
Cuore della processione è senz’altro la bellissima statua dell’Addolorata. L’immagine della Vergine, che viene portata in processione a Sant’Agnello nelle prime ore del Venerdì Santo, presenta una peculiarità che la rende unica nel suo genere quanto meno in terra sorrentina. L’Addolorata reca nella mano destra i tre chiodi della crocifissione e nel fissare gli strumenti del martirio dell’amato Figlio il suo sguardo sembra perdersi negli abissi del dolore, pur lasciando trasparire un sereno affidamento alla volontà divina.
PRESENZA NEL SODALIZIO
Non si conosce con certezza quando il simulacro sia entrato a far parte del patrimonio della confraternita, tuttavia già in un’istanza inoltrata dal Sodalizio al Questore di Sorrento nell’anno 1890, si affermava che la Compagnia dell’Arciconfraternita del SS.mo Sacramento era solita uscire in processione “… recando l’immagine della Vergine Addolorata…”. Pertanto la presenza della statua nella processione del Venerdì Santo risale con tutta evidenza ad epoca antecedente al 1890.
ORIGINI
Quanto alle origini, testimonianze orali, raccolte dal Com.te Bruno Balsamo, delle quali non si ha ragione di dubitare, narrano che la statua della Madonna Addolorata sarebbe giunta nel nostre paese grazie a due coniugi trapanesi dei quali non si conosce il nome, inizialmente immigrati a Torre del Greco e di seguito a Sant’Agnello. I due coniugi nel loro trasferimento da Trapani o forse da Sciacca, probabilmente in conseguenza degli intensi collegamenti che vi furono tra la cittadina Campana ed i porti siculi per la raccolta del corallo, assieme agli altri loro beni portarono con sé anche la statua dell’Addolorata, che furono soliti concedere alle confraternite santanellesi per le funzioni della Settimana Santa, in ossequio ad un’antica devozione tuttora esistente nell’Italia meridionale. Alla loro morte, l’effige passò alla famiglia del Comm. Agnello Balsamo, la quale proseguì la tradizione per diversi anni ancora, per poi lasciare definitivamente l’effige all’Arcionfraternita del Santissimo Sacramento.
CONCLUSIONE ED AUGURIO
Concludo rivolgendo a tutti l’augurio di vivere ogni giorno quell’Amore che andiamo annunciando con le nostre processioni, mediante una vita cristiana autentica e la pratica concreta e costante delle opere di carità, che sono nel dna delle confraternite, affinché la tradizione sia davvero custodire un fuoco e non adorarne le ceneri.