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Al di là della rappresentazione storica

La processione è la metafora di quel cammino di purificazione personale che la Vergine Addolorata ci invita a compiere ogni giorno per incontrare il Divin Figlio.

I simboli della Passione, comunemente detti martìri, sono il setaccio attraverso il quale vagliare la nostra vita.

Gli strumenti della Passione di Cristo ci interrogano su quali siano le catene, le lance, i chiodi, i legacci attraverso i quali il peccato ci immobilizza, privandoci della libertà e della gioia.

Se non siamo in grado di andare oltre i simboli per comprendere ciò che essi hanno da dire alla nostra anima, le nostre processioni rischiano di essere soltanto delle sterili rappresentazioni storico-folkloristiche, avulse da un serio e concreto cammino di fede.

Lungo la strada la Vergine ci invita a ritemprare le forze alla mensa eucaristica – ecco il significato della visita agli altari della reposizione – a riconciliarci con Dio e a costruire una comunione profonda di pace e di bene con i fratelli.

Le nostre Processioni

Quella delle processioni della Settimana Santa è un’antica tradizione della nostra terra, probabilmente risalente al XVI – XVII secolo, epoca in cui la S. Messa e le altre funzioni religiose erano celebrate in latino.

La lingua utilizzata nelle liturgie rendeva il Vangelo difficilmente comprensibile per la gente del popolo, proprio per questo le chiese pian piano andarono arricchendosi di quadri e sculture, ottimi strumenti per raccontare ai fedeli la vita di Gesù e dei Santi attraverso le immagini, come in un film di altri tempi.

Allo stesso modo le processioni della Settimana Santa narrano la Passione di Cristo attraverso quei simboli comunemente detti “martìri” e costituiscono un momento di riflessione e preghiera personale per coloro che vi partecipano seriamente.

Un modo allusivo e semplice di raccontare la Passione di Cristo è quello di rappresentare la ricerca di Gesù da parte della Vergine.

Con tutta probabilità durante i giorni della Passione Maria era al seguito del figlio unitamente al gruppo degli apostoli, pertanto Ella non smarrì mai le tracce di Gesù, ma durante le ore del processo penò senz’altro nella dolorosa attesa di conoscere la sorte dell’amato figlio.

L’invito della Vergine Madre è di “cercare Gesù nella notte del nostro smarrimento, nelle tenebre del male dalle quali ci lasciamo avvolgere. Cercare il Signore proprio allorquando il nostro cuore, inaridito dal peccato, non avverte più il desiderio d’incontrarlo … bramare tale abbraccio finché le ombre della notte siano dissipate dal Sole che sorge”.

Buon cammino …

FONDAZIONE

La Reale Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Natività di Maria Vergine è uno dei sodalizi più antichi dell’Arcidiocesi sorrentino-stabiese. Fu fondata infatti nel 1424, come emerge dagli atti conservati dagli eredi del regio Notaio Nicola De Maio di Sorrento.

SEDE E SCOPI

Il sodalizio, che ha sede nella bella Congrega settecentesca, sita alle spalle della chiesa parrocchiale dei Santi Prisco ed Agnello, fu fondato per il culto divino, per cantare le lodi del Signore, della Vergine e dei Santi, per il suffragio delle anime dei fedeli defunti, nonché per esercitare opere di pietà e misericordia tra le quali, un tempo, anche quella di dare cristiana sepoltura ai confratelli, cosa che avveniva presso la Terra Santa della Congrega, benedetta nel 1777 dall’Arcivescovo di Sorrento, Mons. Silvestro Pepe.

PAGGETTI

Agli inizi del Novecento veniva, poi, istituita presso questo pio sodalizio un’associazione di fanciulli, detta dei Paggi del Santissimo Sacramento, allo scopo di riunire i bambini dalla nascita al quindicesimo anno di età all’ombra di Gesù Eucarestia, per curarne l’educazione morale e spirituale a sostegno della pace nelle famiglie. Sino all’anno 2019 i Paggetti del SS.mo Sacramen



to hanno accompagnato con il loro caratteristico abito scarlatto Gesù Eucarestia nel corso dell’annuale processione del Corpus Domini.

PROCESSIONE

Tra le attività dell’Arciconfraternita riveste senz’altro importanza preminente l’organizzazione della processione dell’Addolorata, che si snoda lungo le strade di Sant’Agnello nelle prime ore del Venerdì Santo per far rientro in Congrega alle prime luci dell’alba.

PARTECIPANTI – VESTE – SEPOLCRI – MARTIRI ETC.

Alla processione partecipano i confratelli, le consorelle e tutti i fedeli che lo desiderano di ambo i sessi, indossando saio e cappuccio di colore bianco, mantellina e cordone azzurri. Il corteo, che fa visita agli altari della reposizione, si è arricchito nei secoli dei simboli della passione di Cristo, i cosiddetti martirii, intervallati da croci di diverse dimensioni, lampioni e fiaccole.

PIETÀ POPOLARE E FIGLIO MIO

Secondo la pietà popolare questa processione rappresenterebbe il PEREGRINARE DELLA VERGINE ALLA RICERCA DEL DIVIN FIGLIO nelle ore angosciose dell’arresto e del processo. Assecondando tale sentimento popolare nel 1978 in apertura del corteo è stato posto un folto coro femminile che canta l’inno “Già condannato il figlio” del chierico molisano Giuseppe Maria De Carlo, portato qui a Sant’Agnello dai Padri Passionisti durante le loro missioni di predicazione della prima metà del ‘900. Piace qui richiamare i primi versi dell’inno che recitano testualmente: “Già condannato il Figlio, alle ribalde squadre chiede l’afflitta Madre il Figlio mio, il figlio mio dov’è”.

MISERERE

Chiude la processione, precedendo la venerata statua dell’Addolorata, un coro maschile a 4 voci pari che esegue a cappella, con l’ausilio di una voce intonante, il canto del Miserere. Il salmo 50, cantato nelle tre processioni della Settimana Santa a Sant’Agnello, appartiene alla tradizione della Penisola Sorrentina, probabilmente composto o quanto meno armonizzato nella seconda metà dell’800 da Mons. Fancesco Saverio Fiorentino, Canonico Cantore del Capitolo Cattedrale di Sorrento, si diffuse nelle varie realtà confraternali del territorio, acquisendo in ciascuna di esse peculiari caratteristiche distintive. La versione santanellese, senz’altro tra le più apprezzate, si caratterizza per un ritmo libero, che segue il testo piuttosto che un rigido tempo musicale, nonché per una melodia arricchita da vocalizzi e fioriture, una nenia struggente capace di far vibrare le corde dell’anima di chi l’ascolta.

ADDOLORATA

CARATTERISTICA

Cuore della processione è senz’altro la bellissima statua dell’Addolorata. L’immagine della Vergine, che viene portata in processione a Sant’Agnello nelle prime ore del Venerdì Santo, presenta una peculiarità che la rende unica nel suo genere quanto meno in terra sorrentina. L’Addolorata reca nella mano destra i tre chiodi della crocifissione e nel fissare gli strumenti del martirio dell’amato Figlio il suo sguardo sembra perdersi negli abissi del dolore, pur lasciando trasparire un sereno affidamento alla volontà divina.

PRESENZA NEL SODALIZIO

Non si conosce con certezza quando il simulacro sia entrato a far parte del patrimonio della confraternita, tuttavia già in un’istanza inoltrata dal Sodalizio al Questore di Sorrento nell’anno 1890, si affermava che la Compagnia dell’Arciconfraternita del SS.mo Sacramento era solita uscire in processione “… recando l’immagine della Vergine Addolorata…”. Pertanto la presenza della statua nella processione del Venerdì Santo risale con tutta evidenza ad epoca antecedente al 1890.

ORIGINI

Quanto alle origini, testimonianze orali, raccolte dal Com.te Bruno Balsamo, delle quali non si ha ragione di dubitare, narrano che la statua della Madonna Addolorata sarebbe giunta nel nostre paese grazie a due coniugi trapanesi dei quali non si conosce il nome, inizialmente immigrati a Torre del Greco e di seguito a Sant’Agnello. I due coniugi nel loro trasferimento da Trapani o forse da Sciacca, probabilmente in conseguenza degli intensi collegamenti che vi furono tra la cittadina Campana ed i porti siculi per la raccolta del corallo, assieme agli altri loro beni portarono con sé anche la statua dell’Addolorata, che furono soliti concedere alle confraternite santanellesi per le funzioni della Settimana Santa, in ossequio ad un’antica devozione tuttora esistente nell’Italia meridionale. Alla loro morte, l’effige passò alla famiglia del Comm. Agnello Balsamo, la quale proseguì la tradizione per diversi anni ancora, per poi lasciare definitivamente l’effige all’Arcionfraternita del Santissimo Sacramento.

CONCLUSIONE ED AUGURIO

Concludo rivolgendo a tutti l’augurio di vivere ogni giorno quell’Amore che andiamo annunciando con le nostre processioni, mediante una vita cristiana autentica e la pratica concreta e costante delle opere di carità, che sono nel dna delle confraternite, affinché la tradizione sia davvero custodire un fuoco e non adorarne le ceneri.

PANE AZZIMO: … prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”.

CALICE: … prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”

Preghiamo per chi è chiamato a prendersi cura degli altri, per i medici e gli operatori sanitari.

Per la Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero!

PIETRA: In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra.

LANTERNA: Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto»… Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.

BASTONE: Altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?». Mt 26, 67-68
FIACCOLA: La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Gv 1, 5
SPADA: Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio. Mt 26, 51
CATENE: Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Mt 26, 50

Preghiamo per tutti gli ammalati, per le loro famiglie e per quanti soffrono la solitudine.

Per la Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero!

GALLO: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». Mt 26, 34
CAPPIO: Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.
30 DENARI: E presero trenta denari d’argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato. Mt 27,9
COLONNA e FRUSTA: Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. Gv 19, 1
BACILE e TOVAGLIA: Pilato, visto che non otteneva nulla… si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». Mt 27, 24
VESTE ROSSA: Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto. Mt 27, 28
GUANTO: Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono. Mt 26, 67
CORONA e CANNA: E, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!». Mt 27, 28-29
ECCE HOMO: Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». Gv 19, 4-5
SPQR: Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto>>.

TUNICA: Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. Mt 27, 31

Preghiamo per i governanti e per chi è chiamato a prendere decisioni importanti per il bene di tutti. Preghiamo per i ricercatori scientifici.

Per la Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero!

TRONCO: O Croce fedele, albero glorioso, unico il fiore, le fronde e il frutto. (Inno Vexilla Regis)
VERONICA: Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»; il Tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto.

Sal 26, 8-9
CIRENEO: Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui. Mt 27, 32
Preghiamo per tutti coloro che sono chiamati a lavorare perché la vita possa continuare anche durante questo periodo di sospensione forzata di ogni attività.

Per la Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero!

CHIODI e MARTELLO: Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Is 53, 5
FUNE: Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori. Is 53,7
INRI: Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei». Mt 27, 37
DADI: Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. Mt 27, 35
SPUGNA: E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Mt 27, 46-48
LANCIA: … vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Gv 19, 33-34

Preghiamo per i bambini, per i disabili, per coloro che non hanno casa e sono sulla strada anche in questo periodo.

Per la Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero!

ADDOLORATA: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima». Lc 2, 34-35
SCALA, TENAGLIA, CROCE CON PANANNETTO, OLI PROFUMATI, SINDONE: Giuseppe di Arimatea … si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia. Lc 23, 52-53

Preghiamo per i laici impegnati, per le confraternite, le misericordie, le opere pie e le associazioni di volontariato. Affinché oggi, ancor più di ieri, trovino nuove strade per esercitare la carità e la solidarietà.

Per la Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero!

 

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